Formazioni
delle valli.
Le
Valli Amathegis dei tempi longobardici, chiamate oggi di Lanzo. di Viù,
D'Ala di Stura, Grande, e quella del Tesso e Corio, formatesi come profonde
solcature (parallele per le tre prime) a causa del lavorio delle masse
glaciali durante le fasi del Pleistocene (durata 2 milioni di anni) e
per franamenti, fratture ed erosioni seguiti ad esso nel periodo geologico
recente detto Olocene (inizio dai 26 ai 20.000 anni fa) ebbero preistoria
geodinamica comune con la catena alpina piemontese di cui fanno parte.
L'ambiente geografico attuale, così com compare percorrendole in
automobile, riflette il millenario movimento dei ghiacci (ben visibile
sulle pareti rocciose che fiancheggiano la strada da Ceres ad Ala), durato
sulle Alpi quasi 580 mila anni dalla prima glaciazione - detta di Günz
- all'ultima - detta di Würm -.
I tre principali ghiacciai delle Valli non ebbero fronte nella pianura,
come per le Valli delle Dore Riparia e Baltea, ma si fermarono all'incirca
dove oggi sorge Traves (alt. Mt. 620) sulla morena frontale dell'antico
ghiacciaio che colmava la Valle di Viù. Con il postglaciale di
Würm (dal 18.000 al 10.000 a.C.) si hanno nuove escavazioni, da parte
delle acque di disgelo, nei coni di deiezione primari: escavazioni che
sono oggi il torrente Tesso e le attuali Sture (Sturia e "Flumine
Clare" sino al 1421, le quali unendosi prima a Ceres "Le Mischie"
e poi a Traves (che sembra derivare da "Entraives" = fra le
acque) affluiscono al Po in unico alveo, come in una valle propria, compresa
fra i terrazzamenti Lanzo-Volpiano a sinistra e Lanzo-Venaria a destra.
Le
abitazioni delle valli.
Parlando
dei tipi di abitazioni diffuse nelle nostre valli, l'autore alle pagg. 32/33
cita la presenza di altre popolazioni provenienti da varie zone dell'Italia
e in particolare:
I
due gruppi etnici, l'est-europeo e l'atlanto-mediterraneo, conservarono
nella sollecitazione di economie e di vicende esistenziali analoghe e
nella comunanza di esperienze in ambienti similari le proprie culture
materiali.
Questo è verificabile dove penetrazioni allogene hanno mantenuto
intatto, con il loro plafone culturale, anche il modo di costruirsi l'abitazione:
un esempio è quello dei "taragn" valsesiani presenti
nella Valle di Viù. Queste coperture leggere in paglia (benal)
poggiate su un'orditura di scarsa entità e di facile realizzazione,
sono giunte in una delle Valli di Lanzo, probabilmente a seguito di minatori
valsesiani e bergamaschi che, pervenuti su queste montagne sin dal XIV
sec., vissero appartati "
parlarono e parlano un dialetto ben
diverso da quello della valle e conservarono fino ai giorni nostri l'uso
di non contrarre se non pochissimi matrimoni fuori del loro villaggio
"
(L.Clavarino, "Saggio di corografia statistica e storica delle Valli
di Lanzo", Torino, 1867).
Il "benal" viucese è legato da analogie formali con il
"taragn" valsesiano vercellese e novarese (da cui "tarigni"
usato nel vecchio dialetto di Traves per indicare "piantagrane"
forestieri, che ne è la corruzione dispregiativa), ma non si dimentiche
che erano assai comuni a Lanzo, nel XIV sec., le coperture formate con
strati di paglia (v.Alpe e borgata Benal, sopra Monastero) e forse "le
benne" in altre località della Valle.
Dalla
balma alla grangia una storia da ristudiare.
La
descrizione della vita dei nostri abitatori delle valli prosegue facendo
la storia dell'evoluzione dalle "balme" alle "grange",
sentiamo quanto scritto a pag. 38.
"Di
queste "barme" o "balme", il pià elementare
riparo sotto la roccia di configurazione neolitica, più o meno
consoliate con costruzioni a secco ed ancora usate come deposito di foglie
o legname, rimangono nelle alte Valli constatabili e chiare tracce lungo
quelli che nel tempo divennero i tratturi principali (le "vi dël
vaces")
. .
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