Citazioni
dall'opera.
Dalla
premessa (pag. 8)
In questa premessa l'autore spiega lo scopo per cui il libro è
stato fatto e mi sembra doveroso lasciare alle Sue stesse parole l'illustrare
le finalità.
Questo
quaderno di ricerca etnologica dovrebbe costituire la premessa ad una
visita ragionata a quanto è conservato nel Museo delle Genti delle
Valli di Lanzo.
Struttura simbolo e senso di qualsiasi raccolta seria sono infatti il
sentiero per raggiungere le insospettate profondità dell'uomo,
concreto attore di un certo tipo di vita.
La decadenza dell'ultimo mezzo secolo è da tutt'altra parte: nei
paesi degradati, nei prati incolti, nelle mulattiere franate e non più
ripristinate, nello sfacelo che non ha riscatto.
Se avevano un qualche senso il pesante lavoro, gli stenti, la povertà
vissuta dignitosamente, il sudore lasciato sui clivi terrazzati, le pietre
giustapposte a formare ripari per gli uomini e per gli animali, queste
pagine vogliono ricostruirli nei loro tratti essenziali, oltre lo spazio
di una rassegnata contemplazione, restituendo senso al microcosmo d'altitudine
che ha visto per secoli generazioni diverse affrontare le crudezze di
una natura ostile, mentre imperturbabile la storia faceva altrove i suoi
corsi e ricorsi.
Ciascun capitolo vuole essere un aiuto per l'interpretazione della cultura
popolare di questa fetta di Graie e dunque di quella parte della società
d'altitudine che, con rancorosa amarezza, nel volgere dei prossimi anni
vedremo definitivamente cancellata.
L'autore
passa poi ad analizzare il fenomeno dell'esodo montano.
Si
registrano infatti tassi di decremento demografico molto elevati, fra
i più preoccupanti in senso assoluto di tutte le vallate del Piemonte
alpino.
Il generale fenomeno di esodo montano e di spopolamento si riflette in
particolare nelle aree alte delle Valli di Lanzo, ove le carenze generali
dell'agricoltura e della pastorizia del nostro Paese ed in Piemonte, non
adeguatamente sostenute e peggio aiutate, ed in genere i bassissimi redditi
traibili dalle attività ad esse connesse, sono accentuati dalle
caratteristiche geografiche dei massicci che le conformano i quali presentano
terreni poco fertili e limitatamente sfruttabili.
Dal
confronto fra i censimenti del 1971 e del 1931, la diminuzione demografica
delle Valli di Viù, di Ala e Val Grande, nel complesso è
stata del 42,4 per cento; la valle che ha subito la maggior flessione
è quella di Viù ove la popolazione è scesa del 57,9%,
seguita dalla Val d'Ala (-45,3%) e dalla Val Grande (-43,3%).
Anche
due Comuni della bassa valle (altitudine entro i 650 mt.) con caratteristiche
alpine, hanno registrato considerevoli flessioni del numero degli abitanti
nello stesso periodo: Mezzenile ha visto diminuita la sua popolazione
del 46,5% e Traves del 16,5% (nel 1931 gli abitanti di Mezzenile erano
1598; quelli di Traves 890).
Il
libro prosegue analizzando l'Ambiente geografico antico e l'ambiente geografico
attuale (pag. 11), passando, brevemente, in rassegna il modo di formarsi
delle montagne come si vedono adesso nel nostro territorio.
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